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Un periodo complicato per tutti, anche (soprattutto) per i più piccoli


Scuole che chiudono. Classi che vengono messe in quarantena. Bambini lasciati a casa. Didattica a distanza che va a singhiozzo e che mai potrà sostituire le lezioni in presenza. Dibattiti, polemiche, litigi, accuse. Bambini lasciati soli. Ecco: Covid è anche questo, Covid è soprattutto questo.

Covid è quello che sta accadendo ai nostri bambini, privati di una necessità essenziale che è quella della normalità sociale delle loro giornate: lo scandirsi delle lezioni, le campanelle che suonano, i compagni da incontrare, i primi doveri con cui confrontarsi, la bellezza dello stare insieme.

Un’ondata violenta ha spazzato via tutto, e i nostri bambini hanno bisogno di aiuto: perché loro, da soli, una cosa del genere non riescono a superarla.

E allora, parliamo.

Parliamo con loro, cerchiamo di aiutarli a superare questo periodo complicatissimo che se non affrontato adeguatamente rischia di lasciare degli strascichi potenzialmente pericolosi. Parliamone.

UN’EMERGENZA GLOBALE
Tendiamo a trattare questa emergenza come un grave evento critico che ha colpito l’intera umanità. Le persone vittime di un evento traumatico subiscono uno stravolgimento dell’assetto mentale, emotivo e affettivo e si trovano in uno stato di allarme costante che compromette il senso di sicurezza. Ciò comporta una frammentazione degli equilibri generando una situazione di ansia, di disorientamento e allerta. I bambini, a differenza degli adulti, hanno meno strumenti e risorse per fronteggiare sia emotivamente che cognitivamente questo stato di emergenza, perciò si rende fondamentale il supporto degli adulti per aiutare a gestire questa vulnerabilità.  Questo perché in momenti di pericolo, i bambini sentono la necessità di rivolgersi alle proprie figure di riferimento: tuttavia, e questo aggrava il problema, non si può dare per scontato che gli adulti non abbiano vissuti di stress e di disagio. Perciò diventa importante che gli stessi possano trovare un equilibrio che permetta da un lato di normalizzare la preoccupazione dei bambini e dall’altro di condividere le proprie vulnerabilità in modo che il bambino si possa rispecchiare.   

QUALI RISCHI
Purtroppo tutta l’informazione e il dibattito quotidiano è sbilanciamento sul versante sanitario: si parla di sicurezza, di regola da rispettare, di zone rosse e gialle, di norme. Il tutto a discapito della parte più emotiva dei bambini. Bisogna dunque promuovere una narrazione differente, che sia  più attenta al lato “individualista”, anche a discapito della collettività e della condivisione. Occorre promuovere nuove modalità e strategie di stare insieme. 

NEL CONCRETO… 
1. Dire la verità attenendosi ai fatti, ad esempio “siamo in una situazione di emergenza perché c’è un virus che potrebbe far ammalare le persone, però se seguiamo delle piccole regoline possiamo proteggerci”.

2. Usare parole semplici adatte all’età per essere sicuri che il bambino abbia compreso in modo chiaro. Ricordiamoci che nel momento in cui si lasciano i bambini in uno stato di confusione, cercheranno di darsi delle spiegazioni da soli, che non sempre corrispondono alla realtà.

3. Valorizzare i vissuti dei bambini, non togliere valore alle loro emozioni. Se il bambino esprime rabbia, tristezza, sconforto, è importante che l’adulto lo ascolti e lo aiuti a ritrovare serenità supportandolo nella gestione dall’ansia e dalla preoccupazione.

4. Non usare frasi fatte come “so come ti senti”, “non ci pensare”, perché possono ostacolare la manifestazione delle emozioni e dei vissuti dolorosi

5. Essere un esempio per il proprio figlio/alunno

6. Concentrare l’attenzione sui dettagli più rassicuranti di questa situazione (ci sono tanti scienziati che si stanno occupando di trovare una cura) senza illudere con delle aspettative eccessivamente positive.

7. Individuare comportamenti chiave e rinforzarli. Premiarlo verbalmente.

8. Creare incarichi che lo responsabilizzino, ed esempio ricordare che è importante tenere la mascherina e lavare sempre la mani, non solo per la propria salute, ma per la salute di tutti. C’è una responsabilità in ciascuno di noi. Farlo sentire quindi protagonista attivo, anche nelle regole.

9. Dobbiamo stare attenti ai no, alle negazioni. Aiutiamo i bambini ad individuare un comportamento alternativo. Fornire comportamenti alternativi premiando comportamenti lodevoli, ampliando il repertorio di azione.1

10. Vedere il lato positivo. Sicuramente quello che è accaduto è complicato ma ha dei lati positivi, ci sono possibilità di fare qualcosa di meglio: essere responsabili, aiutare i compagni… 

UNO SGUARDO AL FUTURO
Per quanto dovremo continuare? Quanto rimarrà questo clima di incertezza? Le scuole chiuderanno ancora, le classi riapriranno, finiranno le quarantene? Nessuno di noi può rispondere, dovremo convivere con queste domande.

Però.

Però questa situazione ci aiuta a potenziare delle competenze, utili al futuro. Stanno sviluppando capacità relazionali differenti utili a sfide del futuro mettendo in gioco la grandissima capacità di adattamento che hanno i bambini. Vediamo il cambiamento come opportunità! Abbiamo fatto cose che non ci saremmo mai aspettati: siamo usciti dalla nostra comfort zone, dalle routine, dalla scansione degli orari. Ma questo momento in cui si siamo trovati ci può aiutare a ridefinire la vita reale. Questo può potenziare la nostra persona. Stiamo certamente vivendo un clima di difficoltà e incertezza, ma questo periodo può essere l’occasione per lo sviluppo di molte risorse.

Noi adulti possiamo aumentare la nostra resilienza. Cogliamo opportunità per potenziarci per la sfide future. Gestiamo i nostri comportamenti: il futuro dipende da noi, ora più che mai. Dovrebbe iniziare subito una narrazione sociale in grado di contrastare le paure di adulti e bambini, di favorire la “costruzione” di ricordi positivi, che possano neutralizzare quelli negativi, che ci sostenga nel vivere questo tempo strano e surreale in un modo che sarà possibile ricordare in futuro come una sfida che abbiamo vinto.

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